Ma Masterchef o Le Iene?

Il filo conduttore della Quinta edizione di Masterchef mi sembra quello dell’antipatia. Mentre negli anni scorsi trovavo subito uno o più concorrenti per i quali tifare, questa volta faccio davvero fatica a “battezzare” un nuovo masterchef che unisca qualità culinaria e umane. Mi pare evidente che le donne siano molto più preparate dei maschi, e forse, dopo tre vincitori uomini su quattro, non è un caso. Il problema è che queste concorrenti mi sembrano delle vere iene: Rubina è molto (troppo) consapevole della sua bravura, la mammina single Erica l’ho già vista godere delle disgrazie altrui, e non mi è piaciuta; la sindacalista Lucia col suo sopracciglio sempre inarcato potrebbe essere una nuova Tiziana Stefanelli, ma non pare alla sua altezza tra le pentole; l’algida Alida è la più insopportabile: frigna per un’ora come una bambina di tre anni, e poi sputa veleno sugli altri concorrenti con inaudita cattiveria. Mi era antipatica pure Sabina, sempre con quella smorfia schifata sulla faccia: Cracco, forte coi forti e debole coi deboli, l’ha selezionata per fare un beau geste ma era evidente che lei non sapeva da che parte cominciare. Restano quindi Laura, che aldilà della buffa parlata da Daffy Duck dà l’impressione di essere preparata e sensata, la francese “puzza-sotto-il-naso” Sylvie, e l’altra bionda Alice che, per restare in tema, non mi sembra né carne né pesce. Ecco, tra le donne una simpatica c’è, la farmacista Marzia, perché è l’unica che si mette in gioco con autoironia, ma temo che non durerà molto. Dunque al momento tifo per Beatrice, altra bionda caruccia, timida e apparentemente normale.


E i maschi? Niente di clamoroso. Il filosofo Giovanni andrebbe cacciato a prescindere, e il cameriere Mattia è un altro che, per avere 21 anni, ha la presunzione di un Premio Nobel di 90. Luigi e Andrea li hanno messi lì per l’estetica, e va bene, ma non ricordo loro piatti indimenticabili.  Lorenzo il macellaio non sa nemmeno cucinare la carne, ed è destinato a precoce eliminazione. Restano il pingue Dario, che mette allegria solo a guardarlo e per il quale tiferò (non a lungo, temo), e Maradona, che al momento sembra il favorito per arrivare in fondo. In questi tempi di scontro delle civiltà, far vincere un arabo sarebbe una grande mossa per Cracco e compagni, sempre attenti agli indici di ascolto. Dimostrerebbe  che la cucina parla un linguaggio universale e che il buonismo non è ancora stato del tutto seppellito.


Quanto al resto, direi che la presenza di Cannavacciuolo è del tutto inutile. Ma probabilmente, dopo un emiliano, un veneto e un americano, serviva un rappresentante del Sud Italia. E un nome nuovo su cui puntare l’attenzione, per far dimenticare le polemiche dell’anno scorso.

 
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