Maalouf, l'amico ritrovato

Cito spesso, tra i miei autori preferiti, Kurt Vonnegut e John Fante. Di loro ho letto, credo, perfino le note della spesa e le faccine che disegnavano mentre erano al telefono. Non mi hanno mai tradito e non li tradirò mai. Ci sono poi scrittori dei quali mi innamoro incontrandoli per caso e che leggo poi freneticamente, andando a recuperare tutte le opere: per esempio Ongaro, Hrabal, Philip Roth. Altri li ho seguiti “in tempo reale” nella loro evoluzione apprezzandoli anche parecchio,  come Stefano Benni, per poi improvvisamente “mollarli” dopo che uno o due dei loro ultimi libri mi avevano deluso. Sono convinto che molti scrittori, dopo una certa età, tendano a ripetere se stessi, oppure perdano l’entusiasmo iniziale o la creatività, e non accetto di vederli decadere.

Uno degli autori che ho amato appassionatamente è Amin Maalouf, storico e romanziere libanese, autore del fondamentale “Le crociate viste dagli arabi” ma anche di “Col fucile del console d’Inghilterra”, “Leone l’Africano”, “Gli scali del Levante”, “Giardini di luce”, per citarne alcuni. L’ho amato, dicevo, per poi schiantarmi improvvisamente su “Origini”, storia della sua famiglia che ho provato a cominciare due volte arrendendomi alla noia e a una scrittura che mi sembrava “fuori tono”. Non leggevo Maalouf da otto anni,  se non sbaglio, ma un paio di settimane fa mia moglie e mio figlio mi hanno regalato “I disorientati”. E’ anche questa una storia autobiografica, ma romanzata, e stavolta sono riuscito a entrarci, a immedesimarmi in parte, anche se la tormentata vicenda del Libano è lontana dalle mie esperienze. Il protagonista torna in patria, per la morte di un amico, ritrova gli odori, i sapori, gli amori della giovinezza. E decide di riunire gli amici di una volta dispersi ai quattro angoli del mondo. Ho pensato che non ho voglia di aspettare che qualcuno muoia, per ritrovare i superstiti,  che da oggi mi organizzerò meglio per non lasciare scivolare via le persone alle quali ho voluto bene, e per restare in contatto con loro. Per il momento, il regalo inaspettato mi ha permesso di ritrovare un amico: Amin Maalouf. Chapeau.

 
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