La Sampdoria cola a picco

CLAUDIO PAGLIERI 

Sette partite perse non era riuscita a metterle in fila nemmeno la peggiore Sampdoria di Novellino. Non c’era riuscita quella che scese in B nel 1965/66. E non ci riuscì neppure Cavasin due anni fa. Siamo appena alla dodicesima giornata e il tempo per recuperare c’è. Ma intanto il record negativo della Sampdoria di Ciro Ferrara passerà alla storia della società. Ora la domanda è: Ferrara è l’allenatore giusto per cercare di riaccendere il motore di un aereo in picchiata?


Andiamo con ordine, cercando  di tenere la testa fredda. Fino a ieri era abbastanza vero, come diceva Ferrara, che la Samp non era mai stata «messa sotto» dalle avversarie, e aveva sempre perso di misura. Però come diceva Vujadin Boskov «meglio perdere una volta cinque a zero, che cinque volte uno a zero». Nel senso che una giornata storta, in cui non ti riesce proprio nulla, è di gran lunga preferibile a una serie di partite sottotono. Il guaio, per Ferrara, è che la Sampdoria ha giocato ieri la peggiore partita dall’inizio del campionato. Il Palermo, che senza Miccoli ed Hernandez è forse la squadra  più scarsa dell’intera serie A, ha dominato il match. Otto tiri per i rosanero nel primo tempo, contro uno (fuori) della Samp, che ha tenuto possesso palla per soli 11 minuti (saranno 22 alla fine, con gli unici due tiri di Icardi a Juan Antonio arrivati a match decico). Dopo un inizio campionato promettente, la Sampdoria è andata costantemente peggiorando e questa è la cosa che più preoccupa. Per esempio: dalla quarta alla nona giornata il problema principale era il fatto che non si riuscisse mai a tirare in porta. Poi, senza che si sia riusciti a risolvere quel problema, ne sono sorti altri: il più grave è il crollo della linea difensiva che all’Inter, all’Atalanta e al Palermo ha concesso davvero troppo.


Non sembra, francamente, che Ferrara abbia le idee chiare su come rimediare. Ieri ha proposto una formazione davvero cervellotica con Mustafi (finora mai utilizzato) dall’inizio, Poulsen a sinistra nel centrocampo a quattro, Soriano in appoggio a Eder e il brasiliano centravanti. Non ha rischiato Icardi, ragazzino in gran forma, mentre Gasperini non ha avuto dubbi nel puntare su Dybala che l’ha ripagato con una doppietta. Si dirà: facile parlare dopo. Okay. Ma lo avremmo detto anche prima, se Ferrara ci avesse svelato la formazione.


Torniamo al dunque: l’allenatore va cambiato? La risposta è: dipende. Dipende da chi sceglie il suo sostituto. Vediamo di capirci: due anni fa Di Carlo andava cambiato, perché la squadra non lo seguiva più e stava colando a picco. Ma certo non ci saremmo aspettati che venisse sostituito con Cavasin. Ora a chi toccherebbe scegliere il successore di Ferrara? Al diesse Pasquale Sensibile. Che in materia non ha un record impeccabile. Un anno fa scelse Atzori, con contratto biennale. A gennaio scelse Iachini, con clausola di conferma in caso di promozione. Ma poi non lo ha confermato virando su Ferrara (altro biennale). Così ora la Sampdoria ha tre allenatori a libro paga. Ha senso prendere il quarto, magari con un altro biennale? Direi di no. Forse l’unica via percorribile è quella per Canossa: si riprende Iachini, ma si va anche a caccia di un direttore sportivo in grado di fare un bel mercato a gennaio.

In effetti Ferrara ha tante colpe, ma sono evidenti anche gli errori compiuti in fase di mercato da Sensibile: De Silvestri ormai è la riserva non solo di Berardi (già riserva di Rispoli) ma pure di Mustafi. Poulsen non è da campionato italiano. Marcelo “Pallapersa” Estigarribia (voluto fortemente da Ferrara) è una grande delusione. Maxi Lopez ha giocato bene le prime partite, poi è sparito. Maresca si salva ma non basta, e tra l’altro è andato a occupare un ruolo già coperto (da Obiang). Quello che più preoccupa è la paura, palpabile, che blocca i giocatori. Come nell’anno della retrocessione. Non sarà un bel derby, e probabilmente sarà l’ultimo di Ferrara.

 
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