Aldo Giordani, un maestro

“Mai a cena con i politici”. “Chi è vicino al potere, è schiavo del potere”. Pochi di voi li ricorderanno, ma sono due dei “pallini” di piombo fuso con cui Aldo Giordani costellava le pagine di SuperBasket negli anni Ottanta. Il Jordan è scomparso da vent’anni e mi dispiace non averlo mai conosciuto personalmente. Sulle pagine del suo settimanale sono cresciuto, imparando tutto quello che si poteva imparare sul basket ma non solo; anche un modo di fare giornalismo, senza limitarsi a dare le notizie ma interrogandosi sul perché delle cose e tenendo sempre nel mirino il Palazzo, pronti a criticarlo duramente ogni volta che prendeva decisioni sbagliate o poco chiare. Giordani non si limitava a parlare di pallacanestro, parlava anche dei fatti suoi ed erano forse gli articoli più godibili, segno che sapeva scrivere e raccontare. Una sua teoria che ricordo è che, quando c’è nebbia fitta (e dalle sue parti c’era spesso) non bisogna rallentare ma andare più forte, perché ne esci prima. Un paradosso politicamente scorrettissimo, e per quanto mi riguarda non condivisibile, ma contro il quale non ricordo levate di scudi. Dire quello che si pensava, giusto o sbagliato che fosse, era più facile rispetto a oggi.

Non so se posso definire Giordani un antesignano della Lega, probabilmente no, ma la sua battaglia contro Roma Ladrona precede di parecchio quella di Bossi. Lui ce l’aveva con gli arbitri, e dimostrava statistiche alla mano che Milano perdeva quasi sempre quando i direttori di gara erano romani. Non credeva alla buona fede degli arbitri e non credeva ai risultati, e su questo è stato un buon profeta e, per quanto mi riguarda, un maestro. Qualcosa di lui che mi dava fastidio però c’era: intanto era tifoso di Milano, e io di Cantù. E poi aveva antipatie che lo portavano a sostenere cose paradossali; ricordo una telecronaca in cui la Snaidero Caserta perse dal Real Madrid di Drazen Petrovic che fece qualcosa tipo 62 punti. Lui parlò male di Petrovic, che gli stava evidentemente sulle palle, per tutta la partita, e quando sbagliò l’ultimo tiro disse “Ecco vedete, quando i tiri contano non li fa”. Poi Drazen vinse nel supplementare.

Restando al gioco, su SuperBasket ho vissuto l’epopea irripetibile dei Lakers di Magic & Kareem, ho imparato a usare e interpretare le statistiche, ho passato serate bellissime cercando di evitare che la luce della lampada si riflettesse sulle pagine patinate. E’ vero quello che ha scritto in uno splendido pezzo Luca Chiabotti sulla Gazzetta dello Sport: la scomparsa di Aldo Giordani coincide con il declino del nostro basket, e non credo che sia un caso.  

 
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