Dead Man Running
La mia avventura alla Maratona di New York si è conclusa mestamente al chilometro 37. Devastato da crampi, dolori di stomaco, disidratazione, agorafobia e senso di inutilità del tutto, ho gettato la spugna e sono tornato in albergo in taxi. Forse, e dico forse, avrei potuto camminare piano piano gli ultimi 5 chilometri e tagliare il traguardo, ma mi sembrava più dignitoso ammettere la sconfitta piuttosto che ritirare una medaglia di latta. Il mio obiettivo, già troppo ambizioso, era di chiudere sotto le 4 ore. In più, una volta lì, lo spettacolo del Ponte di Verrazzano e dell'incredibile tifo di Brooklyn mi hanno spinto un po' sopra ritmo. Divorati i primi 15 chilometri, ho capito già alla Mezza di non avere energie sufficienti, e al 28 ero un Dead Man Running spinto verso il precipizio. Credo che accada lo stesso a molti scrittori alle prese col primo romanzo: partono sparati, si accendono di entusiasmo, e piano piano perdono lo slancio e i punti di riferimento, cominciano a sbandare fino a essere costretti alla resa. Fu lo stesso per me, molti anni fa, ma dall'esperienza negativa nacque il nucleo dell'"Estate sta finendo". Il romanzo e la maratona, ora lo so, richiedono migliore programmazione iniziale, progressione costante, capacità di superare i momenti di crisi. Altrimenti, a un certo punto, l'idea di muovere un altro passo o scrivere un'altra riga ti ribalta lo stomaco. Curiosamente, mi trovo ora intorno al chilometro 37 del mio nuovo giallo. Li avevo visti crescere insieme, i due sogni del 2011, e avevo alternato non senza fatica le sessioni di allenamento e quelle di scrittura. Ora, dalla maratona fallita conto di prendere lo slancio per concludere il libro. Sono al chilometro 37, dicevo, ma la voglia di andare avanti è tanta, lo stomaco regge, la testa è (spero) lucida. E un po' più di esperienza, in questo campo, ce l'ho...
 
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