Un sogno lungo diecimila ore
La “teoria delle diecimila ore”, appresa nel libro che sto leggendo e di cui vi ho parlato due post fa ("The Genius in All of Us", David Shenk), mi affascina e sta scavando dentro di me un piccolo vuoto destinato ad allargarsi, finché non mi deciderò a colmarlo. In sostanza la teoria dice che tutti i Grandi in uno sport o in un’arte ci si sono dedicati con costanza e inesausta passione per una media di diecimila ore, circa tre ore al giorno per dieci anni. Vale per Mozart come per Maradona. La passione può essere trasmessa dai genitori o dall’ambiente ma molti, come sostiene James Hillman nel “Codice dell’anima”, rispondono semplicemente alla loro ghianda interiore che chiede di essere innaffiata fino a diventare quercia. Da bambino e ragazzo ho dedicato di sicuro diecimila ore alla lettura dei fumetti, e altrettante a vedere qualunque sport (calcio, basket, tennis, atletica), tanto che ancora oggi quando me ne occupo mi sento “nel mio”. Fumetti e sport sono gli argomenti nei quali mi sento più competente, e anche se non sono diventato né Magnus né Maradona mi hanno regalato giorni di grande felicità. Crescendo, diecimila (e più) ore le ho dedicate a scrivere libri, e ne sono altrettanto soddisfatto. Ma ora, a 45 anni, mi affascina l’idea di cominciare da zero una nuova avventura che impegni i miei prossimi 10 anni. Non so ancora se sarà una cosa più “fisica” (tipo fare arti marziali o giocare a golf) o più “intellettuale” (tipo imparare il cinese o dipingere), ma a 55 anni, sperabilmente già in pensione o molto vicino, mi piacerebbe poter salire sulla mia giovane quercia e guardare ancora più lontano.
 
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