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Dalla-DeGregori, l'Italia che resiste |
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Trenta e più anni fa avevo assistito al mitico "Banana Republic" di Dalla & De Gregori al Palasport di Genova. Era il mio primo concerto, avevo tredici anni (ancora mi stupisco che mi abbiano lasciato andare solo con un mio amico), e me lo ricordo come il primo bacio (vabbè, non esageriamo). Ieri sera, grazie a mia moglie Marta che ha preso l’iniziativa e i biglietti, mi sono tuffato nella più classica operazione nostalgia, tornando a vederli al Carlo Felice. Tutt’altra atmosfera e acustica, pubblico ovviamente invecchiato, ma altro concerto che ricorderò a lungo. De Gregori, che credevo avesse un po’ perso la voce, al contrario ha acquisito un timbro ancora più evocativo, da brividi ogni volta che attacca “Santa Lucia” o “Sole sul tetto dei palazzi in costruzione”. E Dalla si diverte, fa un po’ il buffone, ma con “Caruso” tocca forse il culmine dell’intera serata. Alcune canzoni non le sentivo da vent’anni, tipo “L’ultima luna”, altre non mi vergogno di dire che le ho cantate – piano – insieme a loro ricordando qualche estate in Riviera o qualche viaggio con le loro cassette. Insomma è stato bello, una di quelle occasioni che ti riempiono di bellezza e di arte e fanno venir voglia di rimetterti a fare le cose che ami. Mi riprometto di tornare più spesso ai concerti, e concludo con un verso che in questo periodo mi piace molto: “Viva l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l’Italia, l’Italia che resiste”.
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