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Ho seguito l’esibizione di Povia a Sanremo la prima sera, e mi è piaciuta. Specialmente quando ha alzato il cartello “Nessuno sa veramente come è fatto un altro”. Un invito a non giudicare il prossimo e a non pensare di possedere la verità rivelata. Poi l’ho rivisto l’altra sera e non mi ha per niente convinto. Soprattutto per un altro cartello, alzato alla fine, in cui aveva scritto “Serenità è meglio che felicità”. Brutto autogol. Magari è vero che la serenità è meglio della felicità, dipende dalle scelte di ciascuno, ma fa implicitamente intendere che Luca è ancora gay, lo è eccome. Solo che sceglie la serenità, la moglie, il figlio, la scelta socialmente più accettabile. Insomma mi sembra che Povia (o chi per esso) sia confuso non solo sessualmente ma anche logicamente. Quel secondo cartello contraddice il messaggio che si può non essere più gay e dà ragione a chi ritiene l’omosessualità un fatto genetico. Su questo punto, peraltro, continuo ad avere i miei dubbi: anche se le spiegazioni “freudiane” su famiglia e ambiente sono oggi piuttosto irrise, continuano a sembrarmi molto sensate. Probabilmente sia la genetica sia l’ambiente sia le persone che incontri - maschi e femmine - contribuiscono a determinare le nostre scelte sessuali, che (com’è ovvio) devono restare assolutamente libere e personali.
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