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Yara, sospesa nel nulla
sabato 08 gennaio 2011
Spero davvero, con tutto il cuore, che Yara Gambirasio sia ancora viva. Ma francamente ci credo poco. E non capisco la piega presa dalle indagini, che puntano decisamente sulla pista del sequestro. Rapire una persona non ha ormai alcun senso, se mai ne ha avuto: è logisticamente complicatissimo, poco conveniente dal punto di visto economico rispetto ad altri reati più "puliti", e le pene sono durissime. Infatti gli unici sequestri che ancora si fanno sono quelli “lampo”, ai danni di famiglie benestanti che pagano in silenzio senza neppure avvisare gli inquirenti, che altrimenti bloccherebbero i conti. Non sembra proprio questo il caso della famiglia Gambirasio. E la pista della vendetta? Mi sembra ancora più strana: anche ammesso che qualcuno ce l’avesse col padre, perché prendersela con una ragazzina di 13 anni? Il mio timore è che Yara sia stata uccisa subito, per i motivi per i quali generalmente si uccidono delle ragazzine adolescenti (pulsione sessuale o invidia e gelosia, come per Sarah Scazzi). Purtroppo questa volta l’assassino – o complice - non si è autoaccusato facendo ritrovare il telefonino, e l’indagine non fa passi avanti. Logico che chi la conduce abbia messo avanti l’ipotesi rapimento che in qualche modo “sospende il giudizio” dell’opinione pubblica, in attesa che un “deus ex machina” risolva l’impasse.
 
Il ritorno di coach Dan
martedý 04 gennaio 2011
Non ci potevo credere, e invece è proprio vero: Dan Peterson torna sulla panchina dell’Olimpia Milano, 24 anni dopo il ritiro. Il nome di Peterson mi riporta alla mente tantissimi bei ricordi: le prime telecronache dell’Nba che mi tenevano sveglio per tutta la notte, tra i ganci cielo di Jabbar e gli aneddoti sullo scapestrato Richard Street, amico delle elementari di Dan. E poi le telecronache altrettanto belle del wrestling, con Hulk Hogan contro André The Giant, indimenticabili. Dan mi è sempre stato simpatico come persona, ha il dono di dire (e scrivere) le cose con chiarezza, lo ammiro come personaggio tv. Invece è proprio come allenatore che non mi è mai piaciuto: la sua Milano, quella di Meneghin, D’Antoni, Premier, i Boselli, Gallinari e compagnia per me è sempre stata l’antibasket, paragonata al bel gioco in contropiede di Cantù (Marzorati, Riva, Bosa, Kupec, Flowers) e alla classe di Bologna (Brunamonti, Van Breda Kolff, McMillian, Bonamico, Villalta). <Sputare sangue> era il motto di Peterson, ma spesso il sangue era quello degli avversari, perché a Meneghin e compagni era tutto consentito. Ricordo quanto mi arrabbiai una volta a Milano, credo fosse una semifinale scudetto ed ero andato a tifare Cantù, l’attuale presidente Fip picchiò per tutta la partita il povero Les Craft e quando finalmente quello reagì venne immediatamente espulso. Tifavo sempre contro Milano (e contro i Boston Celtics, più o meno per gli stessi motivi), anche se certi giocatori come Kevin McHale e Roberto Premier non potevo fare a meno di ammirarli. Premier, per me, era molto più completo e vincente di Antonello Riva, e infatti quando lasciò Milano l’Olimpia non vinse praticamente più nulla. Vabbè, sospirone di nostalgia e auguri sinceri a coach Peterson; questa volta tiferò per lui perché, da “vecchietto” quale ormai sono, anche il suo brutto basket degli Anni Ottanta mi sembra comunque più bello del circo Nba che mi tocca vedere adesso.
 
Il saggio e il romanzo
lunedý 03 gennaio 2011
Nell’era pre-Leonardo, ovvero prima della nascita di mio figlio, leggevo in media un libro alla settimana. Nell’era post-Leonardo fatico ad arrivare a venti in un anno, anche se bisogna ammettere che li scelgo con molta più attenzione. Difficile che incappi in una porcata, e quando capita la mollo rapidamente, senza arrivare in fondo a tutti i costi come facevo prima. I top dell’anno sono stati due: tra i saggi, “Calcionomica” di Kuper & Szimanski (Isbn) che mi è stato utililissimo per il mio lavoro e mi ha fatto scoprire quello che avrei voluto fare da grande, ovvero lo statistico “applicato” al calcio o ad altri sport. Professione che trentacinque anni fa, quando passavo le giornate a segnarmi sui quadernetti tutte le cifre di tutte le partite, non sospettavo potesse esistere. Il miglior romanzo che ho letto è invece “La vita davanti a sé” di Romain Gary, uno che ha vinto due Premi Goncourt (aveva usato, per pubblicare, due pseudonimi diversi). Per chi non lo sapesse, è la storia di un ragazzino arabo che viene allevato da una vecchia prostituta ebrea a Belleville negli Anni Settanta. L’editore è Neri Pozza, uno che difficilmente sbaglia. Romain Gary si uccise sparandosi un colpo di pistola in bocca, dopo avere indossato una vestaglia rossa perché il sangue non impressionasse troppo chi li avrebbe trovato. Signori si nasce, e a volte si muore.
 
Maschilisti do it better
domenica 02 gennaio 2011
A Natale regalo soprattutto libri, cercando quello adatto per ognuno. Quest'anno per mia cognata, iperfemminista con la quale non sono mai d’accordo su nulla, noto “Sii bella e stai zitta” di Michela Marzano, che scopro essere una collaboratrice di Repubblica. Non vado ovviamente oltre la quarta di copertina, ma l’argomento mi sembra garanzia che il regalo sarà apprezzato. Mia cognata infatti si immerge subito nella lettura, ma un paio di giorni dopo la sentenza è di bocciatura senza riserve: <Scrive cose banali, ovvie, e le scrive pure male. Ma su Repubblica, di solito, com'è?>. Ammetto che non ne ho la minima idea, non è esattamente il mio target, e le propongo di dare un’occhiata al libro di Mauro Zucconi, umorista strepitoso, che già dal titolo dice tutto: “Prima di lasciarmi passa almeno lo straccio”. E’ una sorta di confessione fatta da un ipermaschilista che dopo essere stato mollato dalla settima fidanzata consecutiva mette nero su bianco tutti i suoi difetti: lo farà firmare, come un contratto, all’ottava, in modo da poterle far causa se anche lei dovesse lasciarlo. Il protagonista è il classico maschio che non “cresce” mai, almeno non nel senso auspicato dalle sue donne: gli piace bere birra, guardare il calcio in tv, non aiuta in casa, eccetera eccetera. Niente di nuovissimo, magari, ma è il modo in cui Zucconi lo racconta che fa sbellicare dalle risate. Risultato: mia cognata si diverte, e ovviamente mi frega il libro. Che comunque ricomprerò (e regalerò) ancora molte volte. 
 
buoni propositi
giovedý 30 dicembre 2010
Guardo il mio sito e mi rendo conto che nel 2010 l’ho aggiornato pochissimo, quasi niente. Non sono neanche riuscito a mettere copertina e riassunto della “Cacciatrice di teste”, uscito a giugno. Temo che la colpa, oltre che delle milleduecento cose da fare ogni giorno, sia sopratutto di Facebook. Non che aggiorni spesso neppure quello, ma di sicuro è più immediato ed è più facile che io finisca lì piuttosto che qui. Tra i buoni propositi per il 2011 c’è quindi quello di aggiornare il sito più spesso, anche per restare in contatto con voi. Vi ringrazio perché quest’anno mi sono arrivate tante ma tante email, quasi tutte molto positive, sul mio libro; e ciascuna di esse è una grande motivazione a continuare a scrivere. Anche se ogni anno è più difficile, anche se ogni anno (non so perché) gli spazi per farlo si restringono, anche se ogni anno subentrano altre “priorità”. Credo di essere arrivato a un momento di svolta, mi sono divertito a scrivere i gialli ma forse è ora di percorrere strade nuove. Ma voi continuate a seguirmi!
 
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