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Riscaldamento globale? Sì grazie |
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lunedì 23 novembre 2009 |
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Questo riscaldamento globale a me non dispiace per niente. A Genova ci sono 18-20 gradi, non ho bisogno di accendere la caldaia, esco con la giacchetta e le mie piantine di pomodoro sono tornate a produrre quattro esemplari (piccini...). Qual è il problema in tutto questo? Non saprei. Se in alcune parti del mondo avanza il deserto, in altre si scioglierà il permafrost e il terreno tornerà coltivabile. Dall'alba dei tempi l'uomo si è sempre spostato in cerca delle zone più vivibili, assecondando i cambiamenti climatici con storiche migrazioni. Ora invece siamo giunti alla somma presunzione di voler "fissare" l'attuale stato di cose come il migliore dei mondi possibili, e di voler piegare il clima alle nostre esigenze. Sono sempre più convinto che il riscaldamento globale sia in atto, ma non per "colpa" nostra. Invece di sprecare mostruose quantità di denaro per fermarlo, investiamole per aiutare quelle popolazioni che dovranno colonizzare la Groenlandia quando sarà finalmente tornata "Terra Verde". E almeno noi, privilegiati abitanti delle zone temperate, smettiamola di farci prendere in giro dal terrorismo dei catastrofisti. |
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Ma quanto è brutto il Guggenheim? |
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giovedì 12 novembre 2009 |
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La mia quarta visita al Guggenheim di Venezia mi ha confermato l’impressione della prima, seconda e terza volta. Raramente ho visto riuniti tanti brutti quadri in uno spazio così ristretto. Credo che la brava Peggy avesse tantissimi soldi e pochissimo gusto e non so chi tra Picasso, Max Ernst, De Chirico, Dalì, sia riuscito a rifilarle il peggio della sua già non esaltante produzione. Perfino Pollock, che di solito mi piace molto, qui è decisamente sottotono. Salvo Magritte e la Danseuse Bleue di Severini, e poi la gentilezza degli addetti, il panorama del Canal Grande e la caffetteria. Alla fin fine penso che ciò che veramente attrae del Guggenheim sia la storia della sua proprietaria, il fascino di una casa in cui tutti noi avremmo voluto abitare. Se non altro per arredarla meglio. |
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venerdì 30 ottobre 2009 |
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Si chiama "All Stars" ed è una serie tv che uscirà a primavera. Da come viene presentata, racconta le vicende di un gruppo di amici "Peter Pan", over 40 che non vogliono crescere, e si ritrovano a cazzeggiare su un campo di calcetto. C'è quello che spaccia droga, quello omosessuale (Abatantuono, finalmente!), quello morto che torna a visitarli. Tutto bene per carità, sono sicuro che sarà bellissimo, ma come over 40 gli attori mi sembrano parecchietto andati: Abatantuono ne ha 54, come Ugo Conti; Bebo Storti e Gigio Alberti 53; Paolo Hendel 57. Sfido che Fabio De Luigi (42) fa il ragazzino del gruppo. O forse ho capito male io e si chiama "Old Stars"... Si dice che le attrici, passata una certa età, facciano fatica a trovare ruoli. Gli attori invece non si fanno nessun problema a mettersi in situazioni ridicole, tipo Woody Allen che a 70 anni faceva innamorare Julia Roberts. Anche nell'ultimo "Basta che funzioni", la differenza di età tra i protagonisti è abbastanza disturbante. Ma la cosa più ridicola è il finale, quando - SPOILER - il gay in crisi per essere stato lasciato dal modello di Versace si mette con il vecchio babbione del Mississippi. Tanto ai gay, si sa, qualunque partner va bene. |
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Le promesse vane di Obama |
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lunedì 12 ottobre 2009 |
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Come sa chi mi segue da un po' di tempo, non ho mai perso occasione per esprimere le mie perplessità sul "Change" di Barack Obama. Figuratevi quindi come sono rimasto quando gli hanno dato il Nobel per la Pace. Magari è una mossa machiavellica per spingerlo a mantenere almeno una delle sue tante promesse, che per ora, come ho scritto in un articolo sul Secolo XIX elencandone dodici, sono state regolarmente disattese. |
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domenica 27 settembre 2009 |
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Ehren Watada, 31 anni, non diventerà mai famoso né potente, ma è uno di quei (rari) uomini superiori al loro tempo. Watada è l'ufficiale dell'esercito americano che nel 2006 rifiutò di partire per l'Iraq, definendo quella voluta da Bush <una guerra illegale> e dicendo che non voleva <diventare corresponsabile di un crimine>. Che lezione per il generale Colin Powell, che sventolò le false prove contro Saddam davanti all'Onu, che lezione per tutti quei militari che giustificano i loro crimini appellandosi agli <ordini superiori>. Il sottotenente rischiò grosso, perché l'esercito non gli concesse di dimettersi e decise di processarlo davanti a una corte marziale. Ne nacque un contenzioso legale che è stato risolto ieri con un accordo tra le parti: Watada potrà lasciare l'esercito a patto che accetti la formula «con disonore». Secondo il New York Times, è la prima volta che questo accade nella storia dell'esercito americano. Quanto al <disonore>, c'è qualcuno che se ne è coperto per otto anni. E anche il suo successore sembra sempre più deciso a imitarlo. |
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