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Ma Ŕ Masterchef o Le Iene?
martedý 12 gennaio 2016

Il filo conduttore della Quinta edizione di Masterchef mi sembra quello dell’antipatia. Mentre negli anni scorsi trovavo subito uno o più concorrenti per i quali tifare, questa volta faccio davvero fatica a “battezzare” un nuovo masterchef che unisca qualità culinaria e umane. Mi pare evidente che le donne siano molto più preparate dei maschi, e forse, dopo tre vincitori uomini su quattro, non è un caso. Il problema è che queste concorrenti mi sembrano delle vere iene: Rubina è molto (troppo) consapevole della sua bravura, la mammina single Erica l’ho già vista godere delle disgrazie altrui, e non mi è piaciuta; la sindacalista Lucia col suo sopracciglio sempre inarcato potrebbe essere una nuova Tiziana Stefanelli, ma non pare alla sua altezza tra le pentole; l’algida Alida è la più insopportabile: frigna per un’ora come una bambina di tre anni, e poi sputa veleno sugli altri concorrenti con inaudita cattiveria. Mi era antipatica pure Sabina, sempre con quella smorfia schifata sulla faccia: Cracco, forte coi forti e debole coi deboli, l’ha selezionata per fare un beau geste ma era evidente che lei non sapeva da che parte cominciare. Restano quindi Laura, che aldilà della buffa parlata da Daffy Duck dà l’impressione di essere preparata e sensata, la francese “puzza-sotto-il-naso” Sylvie, e l’altra bionda Alice che, per restare in tema, non mi sembra né carne né pesce. Ecco, tra le donne una simpatica c’è, la farmacista Marzia, perché è l’unica che si mette in gioco con autoironia, ma temo che non durerà molto. Dunque al momento tifo per Beatrice, altra bionda caruccia, timida e apparentemente normale.


E i maschi? Niente di clamoroso. Il filosofo Giovanni andrebbe cacciato a prescindere, e il cameriere Mattia è un altro che, per avere 21 anni, ha la presunzione di un Premio Nobel di 90. Luigi e Andrea li hanno messi lì per l’estetica, e va bene, ma non ricordo loro piatti indimenticabili.  Lorenzo il macellaio non sa nemmeno cucinare la carne, ed è destinato a precoce eliminazione. Restano il pingue Dario, che mette allegria solo a guardarlo e per il quale tiferò (non a lungo, temo), e Maradona, che al momento sembra il favorito per arrivare in fondo. In questi tempi di scontro delle civiltà, far vincere un arabo sarebbe una grande mossa per Cracco e compagni, sempre attenti agli indici di ascolto. Dimostrerebbe  che la cucina parla un linguaggio universale e che il buonismo non è ancora stato del tutto seppellito.


Quanto al resto, direi che la presenza di Cannavacciuolo è del tutto inutile. Ma probabilmente, dopo un emiliano, un veneto e un americano, serviva un rappresentante del Sud Italia. E un nome nuovo su cui puntare l’attenzione, per far dimenticare le polemiche dell’anno scorso.

 
Massini, un corso di corsa
lunedý 11 gennaio 2016
Il mio 2015 da podista si è chiuso come meglio non poteva. Ho corso poche gare, solo quattro, ma sono riuscito a centrare i miei personal best su 10.000, mezza maratona e maratona. La quarta gara l'ho fatta con mia moglie Marta, fianco a fianco, per festeggiare con 21 km i 21 anni della nostra storia insieme. Proprio grazie a Marta ho cominciato il nuovo anno con il passo giusto: per i miei 50 anni, lo scorso settembre, mi aveva regalato un "corso di corsa" con Fulvio Massini, grande allenatore diventato un guru per migliaia di podisti. Il corso l'ho fatto a Firenze dal 3 al 6 gennaio ed è stata una bellissima esperienza. Molti pensano che correre sia un gesto naturale, e in effetti lo è, ma la tecnica di corsa si può e si deve perfezionare come quella di qualunque altro sport. I consigli che ho ricevuto saranno preziosi, ed è stato impressionante vedere Fulvio correre: dà l'impressione di un treno sui binari, perfetto, costante, capace di ottimizzare ogni gesto per non sprecare energie e ottenere il massimo rendimento. Pur essendo un'enciclopedia della corsa, mi è sembrato una persona umile e sempre disposta a imparare e aggiornarsi. Il suo corso comprende esami fisici, riprese video che aiutano a correggere gli errori, consigli sull'allenamento e sull'alimentazione, test di Conconi, uscite in strada per ammirare il centro di Firenze o le sue colline. Ma so che fa corsi anche in montagna e al mare, abbinando sport, divertimento e vacanza. Il messaggio più importante, alla fine, è che dobbiamo "correre per stare bene" fisicamente e psicologicamente, approcciando la corsa con la giusta misura, senza diventare maniaci né schiavi. Ed è con questo spirito che guardo al 2016, a cominciare dalla Maratona di Barcellona di metà marzo. 
 
Camogli-Barcellona, olŔ!
venerdý 23 ottobre 2015

Il 18 ottobre, con largo anticipo sul previsto, ho completato la mia corsa virtuale tra Camogli, Villa Patrizia, e Barcellona, Santa Maria del Mar. 999 chilometri emozionanti attraverso la Liguria, la Francia, la Catalogna. La maggior parte dei luoghi li ho solo immaginati, mentre percorrevo i chilometri negli scenari consueti come il Porto Antico di Genova o corso Italia, in altri ho corso davvero come nella Riviera di Levante, in quella di Ponente, a Nizza e nella stessa Barcellona. Il km 999 l'ho tagliato in un posticino mica male, Boccadasse, e in una bella giornata di sole. 

Inseguivo un traguardo e un fantasma, quello di Marco Luciani, che nell'ultimo romanzo aveva deciso di trasferirsi proprio a Barcellona. Anche a questo servono i libri, a regalare agli autori delle strade alternative. Prima di questa corsa ero convinto che la mia esperienza con Luciani fosse terminata, ora ho qualche dubbio. Alimentato soprattutto dalle mail di lettori che mi chiedono di continuare. Ci penserò, mentre continuo a correre, a scrivere, a puntare nuovi traguardi che mi aiutino a mantenermi vivo, giovane e bello.  

 
Sulle tracce dei kenyani
mercoledý 02 settembre 2015

Ho sempre odiato la montagna. Forse perché soffro di vertigini, forse perché non ho mai neanche provato a sciare. La montagna d'inverno per me non ha senso, fa solo molto freddo e la neve è bagnata. La montagna d'estate l'avevo provata un paio di volte, naturalmente beccando settimane di brutto tempo e trovando l'ennesima conferma di quanto canta Elio: "In montagna ci si rompe il cazzo". Ovvero si resta chiusi in albergo con un bambino di quattro anni a vedere e rivedere dvd dell'Uomo Ragno e Iron Man. Quest'estate però ho provato ad approcciare la montagna da un'angolazione diversa, quella del podista: una settimana all'Alpe di Siusi, sulle Dolomiti, meta anche di atleti professionisti che approfittano dell'altopiano a duemila metri per fare il pieno di globuli rossi. Un amico mi ha passato un libretto con tutti i percorsi, una dozzina, intitolati ai grandi della specialità (Cheruyo, Rothlin, Wangiru, Tergat) e adatti alle varie esigenze (facile, medio, difficile).

Il tempo, naturalmente, non è stato bello; ma diverse mezze giornate di sole mi hanno permesso di fare tre o quattro belle corse in quota. Ingenuamente pensavo che "altopiano" significasse alto e pianeggiante, in realtà sei continuamente in salita e in discesa. Senza contare che i percorsi sono segnalati male male e mi sono regolarmente perso. Nell'ultima corsa ho avuto momenti di disperazione (tre km in fila di dura salita, che non faccio mai) e momenti di esaltazione (la lunghissima discesa dal rifugio a Saltria, correndo nel sentiero di fianco a un torrente e senza incontrare praticamente nessuno). Quindici chilometri di meraviglia, pur senza bere un goccio d'acqua – ma in montagna non c'erano un sacco di sorgenti fresche e cristalline? - mi hanno comunque fatto capire perché tanta gente preferisce i trail alle corse in città. Tornato a Genova, ho sentito i benefici dell'altura ma anche lo choc di ritrovare un caldo africano.

In ogni caso agosto si chiude con 122 chilometri percorsi, ottimo risultato che porta a 840 il parziale della mia corsa virtuale tra Camogli e Barcellona. Sono entrato in Spagna, ho aggirato Girona e sono a 159 chilometri dalla mia meta, la chiesa di Santa Maria del Mar. Dove conto di incontrare il commissario Luciani e chiedergli che intenzioni ha per il futuro. 

 
Caron dimonio
giovedý 30 luglio 2015

Lo sforzo sostenuto nella Maratona di Stoccolma, e l'arrivo del malefico Caronte con temperature africane, hanno fatto precipitare il numero e la qualità dei miei allenamenti. Giugno e luglio hanno portato in dote la miseria di 91 chilometri, ma tutto sommato va bene così: la frustrazione di non poter correre ha aumentato la mia voglia di riscatto, e ad agosto conto di recuperare parte del terreno perduto. Anche perché il mio obiettivo per il 2015 resta quello di completare la corsa virtuale da Camogli a Barcellona, 999 chilometri, e una volta arrivato alla cattedrale di Santa Maria del Mar decidere una volta per tutte il destino del commissario Luciani. Trasferendo i chilometri percorsi dal dashboard del tomtom alla cartina d'Europa, mi trovo ormai in vista di Narbonne: non manca molto per completare la Francia, e una volta in Spagna vedrò il traguardo vicino. Chilometri corsi 718, chilometri da correre 281. Ad maiora. 

 
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