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Geni si diventa
luned́ 11 aprile 2011
Sto leggendo un saggio molto molto interessante, “The genius in all of us” di David Shenk. La filosofia di fondo, supportata da ricerche di laboratorio ed esperimenti, è che ciò che noi siamo non è determinato dai nostri geni, come per molti anni ci è stato fatto credere. Al contrario, i nostri geni sono in continuo mutamento e nulla (o quasi) ci è precluso. Si sapeva già che l’ambiente gioca una parte fondamentale nella nostra crescita fisica e psicologica, tanto che si soleva parlare di nurture+nature. Ma ora si passa a un continuo interscambio. Darwin diceva che un gene modificato per un “errore di trascrizione” può risultare vantaggioso e, trasmettendosi ai discendenti, garantire la sopravvivenza di quel gruppo a scapito degli altri (la giraffa col collo alto mangia le foglie, quelle col collo corto muoiono di fame). Ora invece sappiamo che il gene del collo alto (per dire) può accendersi o meno anche nel corso della vita, interagendo con fattori ambientali come gli ormoni.
Per esempio è stato dimostrato che i giapponesi non sono geneticamente bassi di statura, tanto è vero che i figli di giapponesi nati in California sono molto più alti. Dunque il cibo pesa più – o quanto - i geni. E sul cervello? I taxisti di Londra, città complicatissima, hanno molto sviluppata la parte che presiede all’orientamento spaziale e alla memorizzazione dei luoghi. E chi fa il mestiere da trent’anni l’ha molto più sviluppata di chi ha appena iniziato, segno che non hanno fatto i taxisti perché avevano quella parte sviluppata, ma viceversa. Insommma taxisti non si nasce, ma si diventa. E geni idem. Mozart non era un genio nato dal nulla, ma il figlio di un musicista che lo ha istruito fanaticamente fin dalla più tenera età. Questo non vuol dire che tutti possono diventare Mozart, ma che senza la continua pratica nessuno lo diventa. Una parte interessantissima del libro è appunto questa: numerosi studi sui grandi talenti dello sport o della musica hanno portato a stabilire che tutti quelli che lo sono diventati si sono esercitati furiosamente, con enorme passione e determinazione, e spesso da soli, per una media di diecimila ore. Il talento è questo, dunque: esercizio continuo e capacità di sopportarlo. Occorre tempo a disposizione (diecimila ore sono tre ore al giorno per dieci anni) e per questo, spesso, nello sport a eccellere sono bambini poveri che studiano poco e passano giornate in strada, con la palla. Poi, certo, anche allenandomi diecimila ore io non sarei mai diventato Maradona. Ma Tissone, probabilmente sì.
 
Meschinerie post Olgiata
sabato 02 aprile 2011
Molte cose mi colpiscono, del giallo dell’Olgiata finalmente risolto dopo vent’anni. Ma ce n’è una in particolare, una cosuccia collaterale, che mi mette immensa tristezza. Gli ultimi datori di lavoro del maggiordomo, Manuel Winston Reves, per tre anni non hanno avuto niente da dire su di lui: gli affidavano i figli, si facevano servire la colazione a letto, consideravano lui e sua moglie Rowena due angeli, perfetti, affidabili, servizievoli. Dopo aver scoperto che il maggiordomo aveva ucciso la contessa venti anni fa, hanno sùbito allontanato la moglie, che era già abbastanza sconvolta e disperata per conto suo. Ora ha un marito in galera, tre figli da mantenere e non ha più un lavoro. Senza avere fatto nulla per meritarlo. Credo che avrebbe tutto il diritto di fare causa ai suoi "padroni", ai quali auguro tanta fortuna nell'assunzione dei prossimi filippini. 
 
Perugia verso la verità
venerd́ 25 marzo 2011
Molti giornali scrivono che sul “coltello del delitto” di Meredith Kercher non sono state trovate sufficienti tracce di dna. In realtà la notizia non ha molto senso perché già si sa che quello non è il coltello del delitto: le ferite della povera Mez non sono compatibili con quel coltello, ritrovato in casa di Raffaele Sollecito. L’intera indagine è costruita su un teorema difficilmente dimostrabile, quello del “festino” erotico a cui la ragazza inglese avrebbe rifiutato di partecipare; per me, nessuno studente che si è messo da tre giorni con una bellissima ragazza americana e ne è innamorato sarebbe disposto a dividerla con un altro. Meno che mai se lui è bianco e l’altro nero (il timore del confronto è sempre presente…). Resto convinto che, dopo la condanna in primo grado fatta per non umiliare la procura, e accontentare l’opinione pubblica, in appello Amanda e Raffaele saranno assolti. Mai avuto dubbi sull’innocenza di Raffaele, qualcuno ne ho su Amanda che potrebbe essere stata testimone della follia di Rudy Guede, l’unico che ha lasciato evidenti tracce della sua presenza in quella casa quella sera. In ogni caso, è pazzesco che negli Stati Uniti sia stato girato un film con una ricostruzione ancora tutta da dimostrare e prima di una condanna definitiva.
 
Colonnello non voglio petrolio
luned́ 21 marzo 2011
Io credo che anche nella guerra ci vogliano delle regole, e un minimo di ritegno. A cominciare dall’onestà di chiamarla così, guerra, e non in altri fantasiosi e ipocriti modi. Francia, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti & C. contro Libia non mi sembra un confronto equilibrato. E mi fa rabbia La Russa che dice “Non temete, i missili libici non possono colpire il territorio italiano”. Già andiamo a bombardarli dall’alto, senza nemmeno scendere sul terreno, e in più vogliamo anche essere sicuri che loro non possano difendersi. E’ come se io andassi da tre miei amici e dicessi “venite, andiamo a picchiare un bambino di cinque anni”. E loro: “Ma non sarà rischioso?”. E io: “Tranquilli, è legato”.
 
Se Benigni sembra La Russa
venerd́ 18 febbraio 2011
Mi ha lasciato quantomeno perplesso l'esibizione a Sanremo di Roberto Benigni. D'accordo che destra e sinistra non esistono più da tempo, ma il discorso del Vate nazionale era intriso di nazionalismo, imperialismo, e forse anche di sottile razzismo. Alla fine in platea Ignazio La Russa si è alzato in piedi e applaudiva convinto. E lo credo. Benigni ha detto, in sintesi, che l'Italia è il Paese più bello del mondo, e va bene, che Roma è stata la più grande città di tutti i tempi, e qui comincio ad avere i miei dubbi, ma poi ha esaltato l'Impero Romano, la bellezza degli eserciti schierati, Scipione che sconfiggendo Annibale ha impedito che diventassimo tutti mediorientali, e quando vai su questa china cosa ti impedisce di dire che George Bush ha portato la civiltà in Iraq e salvato l'Occidente dall'Islam? Il Risorgimento non ha mai suscitato tanto entusiasmo, dalle nostre parti, proprio perché a scuola ce lo raccontavano così, in modo assurdamente manicheo, con gli italiani tutti buoni che si liberano dagli stranieri cattivi. Poi devo capire come si possono esaltare i liberi Comuni, il Rinascimento delle Signorie, tutte quelle forme di governo che hanno favorito la crescita della cultura italiana e delle arti, ed esaltare al contempo i Savoia che si sono annessi con la forza libere Repubbliche come quella di Genova. A proposito: Balilla, ampiamente citato da Benigni, prese a sassate non le truppe austriache, ma proprio quelle piemontesi. E' chiaro che la riscoperta del Risorgimento nasce principalmente in funzione anti-Lega, ma questo non dovrebbe giustificare qualunque mistificazione: Benigni ieri sera è riuscito ad appropriarsi perfino del Carroccio. Tralasciando poi il fatto che abbia ripetuto "memorabile" almeno duecento volte, aggiungo che la storia che la bandiera italiana è stata fatta bianca rossa e verde ispirandosi ai versi di Dante su Beatrice è una clamorosa balla. Come chiunque può facilmente verificare sui libri o sul web. Detto questo, di Benigni condivido l'invito finale a cercare la felicità, e concludo con uno squillante "Viva l'Italia!". 
 
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