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Addio a Lucio 48, un grandissimo
venerd́ 03 agosto 2012
Pochi giorni fa è morto suicida a 55 anni uno dei miei cantanti preferiti, Lucio Quarantotto. Credo che siano in pochi  a conoscerlo, su Wikipedia non c'è neppure la data di nascita, e in pochissimi ad avere tutti e tre i suoi dischi: “Di mattina molto presto”, “Ehi là” e “L’ultima nuvola sui cieli d’Italia”. Me lo fece scoprire mia moglie Marta, e resta una delle colonne sonore della nostra storia; ogni volta che lo risentiamo ci tornano in mente i vecchi tempi, le fughe a Vernazzola, e anche il nostro amico Peppo al quale lo “passammo” come una malattia. Proprio per questo, per cercare di diffondere il verbo di Lucio 48, avevo inserito alcuni brani delle sue canzoni nel mio primo giallo, “Domenica nera”. Un tributo letterariamente ingenuo ma fatto con il cuore. Purtroppo io, scrittore di nicchia, non potevo dare alcun aiuto in termini di “pubblicità” a un cantante che nella sua nicchia si richiudeva anche volontariamente. Mi fece piacere il successo di “Con te partirò”, scritta per Bocelli, perché se non altro gli aveva garantito la tranquillità economica. Ma sono certo che Quarantotto avrebbe meritato anche un maggiore riconoscimento di qualità, oltre al Premio Tenco ottenuto in gioventù. Io adoro Fossati e “Una notte in Italia”, ma per me la malinconia del tempo che passa resta quella di “E se questa fosse l’ultima". Risento le cassette di Quarantotto ormai usurate dal tempo, e spero che almeno la sua morte porti alla ripubblicazione delle canzoni su cd. Una volta provai a scrivergli, e non so se ha mai avuto il mio messaggio. Più facile forse che legga questo, spero che in qualche modo possa ancora fargli piacere.
 
Dialogo tra un gelataio ligure e un celiaco
marted́ 31 luglio 2012
- Buongiorno, ho letto in vetrina che ha i coni senza glutine. Quindi anche il gelato è senza glutine?
- Certo
- Benissimo. Me ne dà allora una vaschetta da portare a casa? Quella da ¾ di chilo va bene
- Che gusti?
- Stracciatella, menta, cioccolato
- Ecco fatto. Sono otto etti, lascio?
- Lasci pure
- Benissimo. Fa 14 euro e 80
- Bene. Mi dà anche due coni senza glutine, per favore?
- Certo. 16 e 80 in tutto
Momento di silenzio. Stupita incredulità
- Scusi, ma i coni me li fa pagare?
- Eh sì, mi dispiace, ma sono carissimi sa
- Quindi anche se vengo a prendere un gelato e chiedo il cono senza glutine, lo pago a parte?
- Sì. Un cono da 2 euro devo metterglielo 2 e 50
Momento di silenzio. Rapido calcolo
- Ho capito. Quindi se compro 2 euro di gelato, il cono me lo fa pagare 50 centesimi, mentre se compro 15 euro di gelato me lo fa pagare 1 euro?
Momento di silenzio. Vaghissimo, quasi inapprezzabile senso di colpa
- Guardi, comele dicevo sono molto cari ma posso farle un po' di sconto… invece di 16 e 80 facciamo 15 e 50, va bene?
- Va benissimo, in sostanza li pago solo 35 l’uno invece di 50, la ringrazio per quei 30 centesimi di sconto, so quanto le costa questa decisione, non tanto economicamente ma psicologicamente. Lo considero un dono speciale e stia sicuro che mi rivedrà qui molto presto
 
Dan Brown, che delusione
sabato 28 aprile 2012

Per motivi di spazio ho deciso a Natale di limitare l'acquisto di libri cartacei e prendere l'abitudine, quando possibile, di comprare le versioni per Kindle. Purtroppo l'esordio non è stato dei più felici: ricordavo con grande piacere la lettura del Codice Da Vinci, un libro giustamente definito "unputdownable", di quelli che non puoi mettere giù e ti tengono sveglio fino alle tre di notte; e ricordavo con piacere anche la lettura di "Angeli e Demoni", a parte il finale decisamente delirante. Così mi sono indirizzato sul Simbolo Perduto, l'ultimo viaggio di Dan Brown tra "antichi misteri" (espressione citata circa 80 volte nel corso del libro), massoneria, scale a chiocciola che portano a parole perdute eccetera. Credo, per farla breve, che sia uno dei libri più brutti che ho letto in tutta la mia vita, e forse il più brutto in assoluto confrontandolo con la potenzialità dell'autore. Perché a me, ripeto, Dan Brown era piaciuto e non sono mai stato uno di quelli che ne parlano male perché ha venduto tanto: avercene, o meglio ancora saperne scrivere, di libri così.

Purtroppo il Simbolo Perduto è lungo, noioso, verboso, con dialoghi improbabili, un uso del corsivo come "monologo interiore" che sarebbe da denuncia, due protagonisti mosci e stupidi, specialmente Langdon che continua a rifare mille volte le stesse domande perché l'autore deve spiegare al lettore quello che ha già capito da tre ore. Andava tagliato di almeno un terzo, e avrebbe potuto farlo un qualunque discreto editor ma sospetto che Dan Brown non lo abbia usato (se lo ha fatto, non oso immaginare come era la versione originale). E' un peccato, perché il tema mi intrigava moltissimo: la noetica, la sapienza perduta, i misteri della Bibbia... se ne poteva trarre davvero un altro grande libro. Se non l'ho scagliato contro il muro è solo per due motivi. Primo. a differenza del libro cartaceo il Kindle non si presta a questa pratica liberatoria. Secondo, il libro lo abbiamo letto ad alta voce io e mia moglie, alternandoci, e alla fine è diventata una cosa divertentissima, in cui ridevamo come davanti agli sceneggiatori di Boris (antichi misteri, F6!). Comunque daremo ancora fiducia al Kindle, l'importante è trovare i libri giusti. Ora proviamo a ripartire con La Morte di Ivan Ilic, e speriamo che i classici non tradiscano.    

 
Scrivo di corsa
domenica 25 marzo 2012

Non so perché lo faccio, visto che ho molti problemi a tenere aggiornato questo blog, e visto che anche su facebook intervengo raramente. Eppure, dopo averci pensato tanto, ho deciso di aprire un altro blog sul sito del Secolo XIX, il giornale dove lavoro. E' un blog dedicato alla corsa, quindi molto particolare; l'impegno a postare almeno una volta alla settimana mi costringerà se non altro ad allenarmi regolarmente. E' anche un modo di dare continuità al personaggio del commissario Luciani, che ultimamente - chi ha letto "La cacciatrice di teste" può immaginare il perché - ha avuto a sua volta poco tempo per mettere le Saucony ai piedi. Chi vuole seguirmi mi trova su scrivo di corsa Vi aspetto!

 
La linea del traguardo
venerd́ 10 febbraio 2012

Tre mesi esatti di silenzio, con la testa sott'acqua a scrivere, in ogni possibile ritaglio di tempo lasciato dal lavoro e dalla famiglia. Gli ultimi cinque chilometri del romanzo sono stati durissimi. Ho sbagliato strada molte volte, sono tornato sui miei passi, mi sono pentito di quello che avevo scritto e mi sono pentito di essermi pentito. Ero partito per fare una maratona, e alla fine è diventata una 100 chilometri del Sahara. Quando corro mi piace affidarmi alle tabelle, ma quando scrivo non potrei mai farlo, devo per forza procedere a tentativi. I personaggi hanno i loro diritti e non puoi decidere prima quello che dovranno fare, l'ultima parola spetta sempre a loro. Gli scrittori che stanno sei mesi a decidere la trama in tutti i particolari e tre mesi (o tre settimane) a scrivere fisicamente il libro li invidio, davvero, ma mi fanno anche un po' paura. Perché alla fine scrivere è un lavoro fisico, e ogni parola anche sbagliata, come ogni passo, ti porta un po' più lontano.

Oggi mi sento come una puerpera che ha bisogno di dieci ore di sonno e una siringa di morfina. 

 
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