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lunedì 27 ottobre 2008 |
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E’ perfettamente lecito che i giornali prendano posizione a favore di questo o quel candidato. Ma esprimere la propria preferenza non significa battere la grancassa in suo favore né oscurare le ragioni dell’altro. Invece negli Stati Uniti (e non solo) la campagna mediatica pro Obama è giunta a livelli imbarazzanti. Negli ultimi due giorni il povero McCain ha avuto spazio grazie alla visita di Obama alla nonna malata, ma non è che se ne sia giovato molto: i titoli, più che sulla sua rimonta, erano tutti sui litigi (presunti) tra lui e la Palin, e la rotta dei Repubblicani. Oggi Obama è tornato ed ecco di nuovo tutti media dietro al nuovo Messia. Non solo: anche il governo gli ha dato una bella mano annunciando con la fanfara che è stato sventato un complotto razzista per ucciderlo, insieme ad altri 102 neri. Menti del complotto? Due skinhead di 18 e 20 anni. Io sono per il cambiamento e penso che i danni fatti da Bush siano mostruosi, ma questo atteggiamento partigiano spinge il mio spirito di bastian contrario ad avere più simpatia per McCain, e meno per Obama. Chissà se anche gli elettori americani, il 4 novembre, voteranno non per questo o quello, ma contro i giornali… |
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venerdì 24 ottobre 2008 |
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Le carriere dei politici possono essere molto lunghe ma alla fine di tanto lavoro, la maggior parte verrà ricordata istintivamente per uno o due fatti al massimo. Per esempio di Pertini ricordo l’esultanza in tribuna a Madrid alla finale del Mundial 1982. Di Craxi ricordo l’orgoglio nel non piegarsi agli Stati Uniti durante la crisi di Sigonella, e la sua fine ingloriosa sotto le monetine lanciate dalla folla all’Hotel Raphael. Di Giuliano Amato ricorderò sempre che è l’uomo che ci sottrasse dai conti correnti lo 0,66 per mille. Di Massimo D’Alema che barattò le venti vittime del Cermis (uccise da un aereo americano che tranciò i cavi della funivia) con l’estradizione di Silvia Baraldini. Per questo la notizia dei giorni scorsi della discesa in campo dell’ex generale Colin Powell al fianco di Obama, salutata da tutti i media con grande gioia, non mi lascia per niente tranquillo. Per me Powell resterà sempre il bugiardo che nel 2003, mostrando l’immagine di un tir costruita al computer, sostenne davanti all’Onu che l’Iraq preparava armi di distruzione di massa. Ma davvero niente resterà impunito? |
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sabato 18 ottobre 2008 |
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La teoria dell’“orgia rifiutata” come movente dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia non mi convince per niente. Sono dell’idea che a uccidere la ragazza inglese sia stato solo Rudy Guede, la cui posizione è oggettivamente indifendibile: era nella casa, ha avuto un rapporto sessuale con lei, è fuggito in Germania subito dopo il delitto. A sua difesa sostiene di essere andato in bagno e quando è uscito ha trovato un italiano con un coltello che aveva appena ucciso Meredith; il tipo lo avrebbe guardato e gli avrebbe detto <negro trovato, negro condannato>. A chi lavora con le parole questa frase non può che suonare totalmente inventata, costruita per instillare nei giurati i soliti dubbi di complotto razzista. Credo invece alla prima confessione (poi ritrattata) di Amanda, quella in cui raccontò di avere sentito l’assassino che uccideva Meredith; lei, spaventata, era in cucina e si tappava le orecchie. Allora Meredith aveva accusato Lumumba (ne scrivevo molto tempo fa) per coprire Guede di cui evidentemente aveva paura, ma la situazione mi sembra credibile (anche scegliere un nero al posto di un altro nero, come per non intaccare troppo la verità della ricostruzione). Riguardo a Sollecito, fidanzato di Amanda, credo che fosse innamorato di lei e dunque non certo disposto a dividerla con alttri. La mia idea è che Guede, entrato a casa con Amanda per una cosa a due, abbia rubato i soldi dell’affitto che Meredith teneva in un cassetto; la ragazza inglese, tornando dalla cena con le amiche, se ne è accorta e gliene ha chiesto conto. Il movente dell’omicidio, per me, è il furto e il timore di essere denunciato. Guede ha poi inscenato una sorta di stupro spogliando la povera Meredith, forse già morta, ed è stato attento a non concludere il rapporto pensando così di non lasciare tracce di dna (che invece sono rimaste). E’ andato in bagno, si è ripulito ed è fuggito. La mattina dopo Meredith ha chiamato Sollecito, che secondo me era a casa sua e non sa niente di tutto ciò. Basta sentire la registrazione in cui chiama la polizia per dare l’allarme per rendersi conto che non ha idea di quello che è successo. Concludendo: trent’anni a Guede, che col rito abbreviato avrà un forte sconto di pena; condanna mite per Amanda, se si decide a confessare la verità, altrimenti concorso in omicidio; assoluzione per Sollecito. E con questo la Corte si ritira. |
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mercoledì 15 ottobre 2008 |
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Ho avuto la fortuna di conoscere Roberto Saviano l’anno scorso al Premio Pen. Mi aspettavo un tipo montato dal successo, invece parlargli per pochi minuti mi è bastato per capire che è un ragazzo semplice, simpatico, preparato. Il suo successo non è casuale, perché un libro come Gomorra non si scrive per caso. Ma ho avuto l’impressione che fosse finito in una cosa più grande di lui e non mi sorprende che oggi si chieda se ne è valsa davvero la pena. Perdere la vita, gli affetti, la libertà. Non poter bere una birra in un pub, andare al cinema, avere una fidanzata. Pensare magari a mettere su una famiglia. A 28 anni è dura, e tutto per scrivere un libro che ha venduto milioni di copie ma non ha cambiato di molto la mentalità della “sua” gente, se è vero che nessuno è disposto ad affittargli casa e che molti gli dicono in pratica che se l’è andata a cercare. Sono veramente dispiaciuto per lui e se cambiare Paese può bastare a salvarlo, deve andarsene il più presto possibile. Non sarà una sconfitta per lo Stato, che non può fare molto di più di quello che sta facendo, ovvero proteggerlo con la massima attenzione. Spero che Saviano possa costruirsi lontano da qui una nuova identità e una nuova vita, come i pentiti. Anche se lui non ha proprio niente di cui pentirsi. |
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domenica 12 ottobre 2008 |
Lo ammetto, da quando sono su Facebook aggiorno meno il mio sito. Sto cercando di separare nettamente le due cose, non voglio diventare lo scrittore sfigato che si fa pubblicità nel social network e quindi lo uso più che altro per scrivere cose spicciole, o per salutare amici lontani e vecchi compagni di scuola. Mentre vorrei riservare questo sito alla parte più “professionale”, legata ai libri o ai miei frequentissimi (ah, ah) scoop giornalistici. Comunque sia, Facebook ha pescato anche me e sono nel momento della scimmia sulla spalla, quando vai a controllare continuamente se il tuo amore delle elementari si è fatta viva, oppure partecipi a quiz tipo “Che animale sei a letto?” o “In quale girone dell’Inferno finirai?”. Generalmente sono fatti malissimo, tanto è vero che sono uscito accidioso e francamente non mi ci riconosco proprio, io che comincio le mie giornate alle sette del mattino, le finisco dopo mezzanotte e riesco a incastrare al millimetro, anzi al minuto, ottocento impegni quotidiani. Al momento su Facebook ho ancora pochi amici, 30-40, mi dicono che si possa arrivare fino a 5.000 ma in genere si getta la spugna molto prima, e l’impressione è che il boom di nuovi iscritti nasconda una fuga quasi altrettanto corposa. Non mi stupirebbe perché io entro sempre nelle cose (come nei vestiti) quando stanno già passando di moda, e probabilmente in questo momento la gente veramente cool è su un altro sito che io scoprirò solo tra due o tre anni. D’altra parte sono così, ho bisogno dei miei tempi, mi notano di più se me ne sto in disparte e non corro mai dietro alle ultime scoperte, comprese quelle letterarie. Per dire, ho letto “Con le peggiori intenzioni” solo quindici giorni fa e ho finito ieri di leggere “Gomorra”. Tutto sommato, mi sa che un po’ accidioso lo sono davvero… |
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