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Diecimila ore per diventare Tiger Woods
sabato 01 dicembre 2012
Dan McLaughlin, fotografo americano, ha lasciato il lavoro due anni fa per dedicarsi al golf. E' convinto che allenandosi per diecimila ore, vale a dire sei ore al giorno per sei giorni alla settimana per sei anni, diventerà un professionista. Anche se ha già 33 anni e non aveva mai giocato prima. Se ci riuscisse, riuscirebbe a dimostrare che il "talento" inteso come dono del cielo che ricevi in culla non esiste: ma esistono perseveranza, costanza, determinazione. Gli ho fatto un'intervista, dandogli appuntamento per il 2016, quando scadrà la sua sfida. Nel frattempo tiferò per lui.
 
Matteo Biggi, il killer e la vittima
lunedý 26 novembre 2012
A grande richiesta :-) ho inserito nella sezione articoli una piccola rilfessione sull'omicidio di Matteo Biggi, che a Genova ha accoltellato a morte un suo omonimo. Una storia tragica che era già stata immaginata dalla fantasia degli scrittori. La trovate qui
 
Sampdoria, che fare?
lunedý 12 novembre 2012
Sette sconfitte consecutive per la Sampdoria, record assoluto nella sua lunga storia. Mi sa che Ferrara non ci capisce più nulla. Che fare? io la vedo così.
 
James Bond, che nostalgia
mercoledý 31 ottobre 2012

L’arrivo nei cinema del nuovo James Bond (Skyfall) è una bellissima notizia, anche se non ho la minima intenzione di andarci: già l’ultimo che ho visto con Daniel Craig era una specie di videoclip con musica assordante e trama inesistente, ora l’idea di dover vedere un Bond sessualmente ambiguo è davvero superiore alle mie forze. La bellissima notizia, dicevo, è che nell’ultimo mese Sky ha creato un canale apposito per ritrasmettere tutti i vecchi 007, ed è stato un piacere lasciarsi catturare da quelle atmosfere e riscoprire tante piccole ovvie verità.

Innanzitutto, Roger Moore è lo 007 più adatto ai bambini: non a caso è quello con cui sono cresciuto (la prima volta che ne vidi uno precedente, con Sen Connery, rimasi delusissimo). Negli Anni Settanta, molto meno tolleranti di quanto si creda, i buoni erano buoni e i cattivi cattivi, e per non fare confusione ognuno aveva la tuta di un preciso colore: in genere arancione per gli scagnozzi della Spectra, e blu per gli alleati di Bond, si mitragliavano senza pietà e per noi 10-12enni era uno spasso. Come poi l’arancione si sia trasformato da colore dei cattivi a colore delle rivoluzioni pacifiche, è tema che lascio a studiosi di altri campi. Roger Moore era bello, ironico, molto inglese, e spesso affrontava Shark, il gigante con i denti d’acciaio, che resta per me il cattivo “muscolare” più pauroso e meglio riuscito della serie. Purtroppo Moore era già un po’ troppo vecchio per il ruolo quando cominciò, e l’ultimo suo film, girato a 58 anni, avrebbero dovuto chiamarlo Bersaglio Immobile (diciamo che la sua mobilità corporea si uniforma a quella facciale). Ma il migliore Bond in assoluto per me è Pierce Brosnan, figo, di classe, ironico, credibilissimo; e con alcune Bond Girl stupende, Halle Berry in testa e Sophie Marceau al secondo posto. A proposito: rivedere la prima Bond Girl in assoluto (Licenza di Uccidere, 1962) è scioccante, perché la donna che compare al Casinò è un discreto cesso, e sembra la mamma di Bond.

Sean Connery, che ho presto rivalutato, è bravissimo anche se alcune scene dei suoi film Anni Sessanta sono molto violente, addirittura troppo secondo mio figlio. Riguardo agli altri, Timothy Dalton era scarso, in linea con i film, ma il peggiore di tutti è  George Lazenby protagonista di un episodio di una bruttezza imbarazzante, “Al servizio segreto di Sua Maestà”. Quanto a Daniel Craig, resto fedele alla mia prima impressione: è totalmente fuori ruolo, sembra un pugile russo, troppo muscolato e buzzurrissimo nelle scene al Casinò. Jude Law, giusto per fare un nome, sarebbe stato un Bond molto migliore.

 
Aldo Giordani, un maestro
venerdý 19 ottobre 2012

“Mai a cena con i politici”. “Chi è vicino al potere, è schiavo del potere”. Pochi di voi li ricorderanno, ma sono due dei “pallini” di piombo fuso con cui Aldo Giordani costellava le pagine di SuperBasket negli anni Ottanta. Il Jordan è scomparso da vent’anni e mi dispiace non averlo mai conosciuto personalmente. Sulle pagine del suo settimanale sono cresciuto, imparando tutto quello che si poteva imparare sul basket ma non solo; anche un modo di fare giornalismo, senza limitarsi a dare le notizie ma interrogandosi sul perché delle cose e tenendo sempre nel mirino il Palazzo, pronti a criticarlo duramente ogni volta che prendeva decisioni sbagliate o poco chiare. Giordani non si limitava a parlare di pallacanestro, parlava anche dei fatti suoi ed erano forse gli articoli più godibili, segno che sapeva scrivere e raccontare. Una sua teoria che ricordo è che, quando c’è nebbia fitta (e dalle sue parti c’era spesso) non bisogna rallentare ma andare più forte, perché ne esci prima. Un paradosso politicamente scorrettissimo, e per quanto mi riguarda non condivisibile, ma contro il quale non ricordo levate di scudi. Dire quello che si pensava, giusto o sbagliato che fosse, era più facile rispetto a oggi.

Non so se posso definire Giordani un antesignano della Lega, probabilmente no, ma la sua battaglia contro Roma Ladrona precede di parecchio quella di Bossi. Lui ce l’aveva con gli arbitri, e dimostrava statistiche alla mano che Milano perdeva quasi sempre quando i direttori di gara erano romani. Non credeva alla buona fede degli arbitri e non credeva ai risultati, e su questo è stato un buon profeta e, per quanto mi riguarda, un maestro. Qualcosa di lui che mi dava fastidio però c’era: intanto era tifoso di Milano, e io di Cantù. E poi aveva antipatie che lo portavano a sostenere cose paradossali; ricordo una telecronaca in cui la Snaidero Caserta perse dal Real Madrid di Drazen Petrovic che fece qualcosa tipo 62 punti. Lui parlò male di Petrovic, che gli stava evidentemente sulle palle, per tutta la partita, e quando sbagliò l’ultimo tiro disse “Ecco vedete, quando i tiri contano non li fa”. Poi Drazen vinse nel supplementare.

Restando al gioco, su SuperBasket ho vissuto l’epopea irripetibile dei Lakers di Magic & Kareem, ho imparato a usare e interpretare le statistiche, ho passato serate bellissime cercando di evitare che la luce della lampada si riflettesse sulle pagine patinate. E’ vero quello che ha scritto in uno splendido pezzo Luca Chiabotti sulla Gazzetta dello Sport: la scomparsa di Aldo Giordani coincide con il declino del nostro basket, e non credo che sia un caso.  

 
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