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Ma il Mondiale ha ancora senso?
domenica 29 giugno 2014
Sto seguendo il Mondiale di calcio ma l’emozione è diversa rispetto a quella che provavo da bambino. E’ logico che sia così, ma non credo che sia solo per un fatto anagrafico. Il fatto è che già da un po’ di tempo mi domando se un Mondiale per nazioni abbia ancora senso, in un mondo in cui le nazioni non ci sono più. Mi spiego: una volta vedevi Svezia-Italia e avevi da una parte undici stangoni biondi, fisicamente forti e tatticamente ingenui, e dall’altra undici scugnizzi neri tra i quali alcuni straordinari fantasisti. Era un confronto tra “razze”, o se non si può dire “razze” tra tipi umani diversi, e soprattutto tra scuole calcistiche diverse. Oggi quasi tutte le squadre europee sono imbottite di giocatori nati in altri Paesi e cresciuti in altre scuole calcistiche. Ragazzi che magari sono nati in Africa, hanno fatto la trafila giovanile in Spagna e giocano nel campionato russo. Che hanno triplo passaporto (si può scegliere la nazione dei genitori, dei nonni, della moglie…) e possono decidere se giocare per il Brasile, la Spagna o il Ghana. Ha senso? Per me no. Non discuto i benefìci del melting pot (in Brasile c’è sempre stato), né mi interessa stabilire se una squadra è più o meno forte con gli “oriundi”. Il fatto è che si farà sempre più fatica a vedere delle differenze tra le squadre. A volte, con le maglie assurde che usano adesso, ci metto un po’ a capire quale è la Germania e quale la Costa Rica. Lo stesso sul piano del gioco: centinaia di calciatori del Mondiale giocano in Europa tra Premier, Bundesliga, Liga, Serie A… anche la loro educazione tattica è ormai uniforme, e non a caso il Brasile è diventato triste da vedere come una Italia qualsiasi. Se poi penso che il Qatar ha importato decine di ragazzini brasiliani per naturalizzarli e avere la squadra per il Mondiale 2022 (che spero gli toglieranno…), beh, sono convinto che il declino non sia solo nel mio cervello invecchiato. Ma a questo punto, non ha più senso il Mondiale per Club dove gioca chi vuole, senza tutti questi giochi delle tre tavolette con i passaporti?
 
Federico, masterchef meritato
venerd́ 07 marzo 2014

Federico Ferrero è il nuovo masterchef italiano. Sono contento come quando Wawrinka, altro fuoriclasse sul quale ho puntato dall’inizio, ha vinto gli Australian Open. Masterchef quest’anno, per me, ha toccato vette di grandissima televisione. Federico ha proposto piatti innovativi, molto ragionati, magari non sempre perfettamente riusciti ma coraggiosi. E, da un punto di vista nutrizionale (la sua specializzazione come medico), sani. A molti Federico non piaceva: appariva presuntuoso, a volte quasi arrogante, ma secondo me la sua è solo timidezza che a volte sfocia in fastidio per il pressapochismo degli altri. L’ho sentito vicino quando ha raccontato che la sua vita è stata ricca di soddisfazioni, ma che non ha mai fatto quello che voleva davvero. A 39 anni ha l’età giusta per provare a fare qualcosa di diverso, e gli auguro con tutto il cuore di riuscirci.

Alla fine, come aveva promesso Cracco, quello che ha deciso sono stati i piatti. Non le persone, non la filosofia, non la telegenia, ma quello che metti davanti ai giudici. A quanto si è capito, il secondo e il dessert di Federico erano di livello assoluto. Stellari, se non ancora stellati. L’unico appunto che posso fare a masterchef è la diretta finale: lenta, incerta. Del resto due chef e un imprenditore non devono per forza essere anche “animali” televisivi. Si è avuta la conferma che il montaggio fa il 90% della trasmissione, eliminando i tempi morti.

Comunque, le selezioni per masterchef 4 sono aperte. Quasi quasi ci mando il mio anoressico commissario Luciani...

 
Gli aiutini di Rachida
sabato 08 febbraio 2014
Da un paio di anni sono totalmente schiavo di Masterchef. E’ incredibile come un programma di cucina, in cui non puoi sentire odori né assaggiare i piatti, riesca a coinvolgerti e a tenerti incollato davanti alla tv. Per me il fascino del programma, più che nei piatti, sta nel meccanismo del reality a eliminazione e nelle interazioni tra concorrenti (in questo caso, anche tra concorrenti e giudici). I reality mi hanno insegnato un paio di cose: una già la sapevo, ed è che i maschi fanno gruppo molto più facilmente delle donne, che in genere cominciano subito a litigare tra loro. La seconda è che per vincere non devi fare squadra, ma stare per conto tuo (non passivamente, ma combattendo gli altri). continua
 
Macelleria messicana
venerd́ 31 gennaio 2014
C'era una volta un macellaio che aveva il negozio nel centro di una bella città. La sua macelleria era antica e rinomata, con un buon giro di clienti. Un giorno però, notando che la crisi stava riducendo sempre di più il suo giro d'affari, il macellaio ebbe un'idea: in un angolo del negozio mise un garzone a fabbricare e distribuire hamburger gratuiti, a scopo promozionale. Erano fatti con gli scarti della carne, ma comunque abbastanza buoni, e la gente apprezzò l'iniziativa. I vecchi clienti entravano, prendevano l'hambuger gratis, e poi compravano la solita carne, magari giusto un pochino meno. Qualche faccia mai vista prendeva solo l'hamburger, con un po' di vergogna, ma erano per lo più giovani squattrinati che un giorno, chissà, sarebbero diventati buoni clienti. leggi tutto
 
Un voto per lo Scerbanenco
venerd́ 15 novembre 2013

Sui premi letterari in Italia tutti hanno già scritto tutto, e non ho considerazioni illuminanti da aggiungere. Se non che ci sono premi che mi sono sempre piaciuti poco, e altri che mi hanno sempre attirato moltissimo. Nella seconda categoria rientra il Premio intitolato a Giorgio Scerbanenco, maestro di tanti giallisti italiani. Quest'anno "L'enigma di Leonardo" è tra i candidati, e già questo è un bel riconoscimento per uno come me che era partito con l'idea di scrivere un giallo, e ha finito per scriverne quattro; ma sempre con l'ambizione che i lettori li considerassero romanzi, e non solo esercitazioni di genere. La bellezza del Premio Scerbanenco sta anche nel fatto che a fare la prima selezione sono i lettori, e che le maglie del voto sono molto strette: occorre registrarsi, perdere qualche minuto, e vale il principio "un nome, un voto". Insomma è più difficile organizzare plebisciti on line. Per votare c'è ancora una settimana di tempo. Da parte mia posso proporvi un voto di scambio: voi mi fate entrare in cinquina, e in cambio io faccio cinquina con un nuovo libro del commissario Luciani. Sperando che la consideriate una promessa e non una minaccia... ah, per votare il link è qui

 
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