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Dead Man Running
venerdì 11 novembre 2011
La mia avventura alla Maratona di New York si è conclusa mestamente al chilometro 37. Devastato da crampi, dolori di stomaco, disidratazione, agorafobia e senso di inutilità del tutto, ho gettato la spugna e sono tornato in albergo in taxi. Forse, e dico forse, avrei potuto camminare piano piano gli ultimi 5 chilometri e tagliare il traguardo, ma mi sembrava più dignitoso ammettere la sconfitta piuttosto che ritirare una medaglia di latta. Il mio obiettivo, già troppo ambizioso, era di chiudere sotto le 4 ore. In più, una volta lì, lo spettacolo del Ponte di Verrazzano e dell'incredibile tifo di Brooklyn mi hanno spinto un po' sopra ritmo. Divorati i primi 15 chilometri, ho capito già alla Mezza di non avere energie sufficienti, e al 28 ero un Dead Man Running spinto verso il precipizio. Credo che accada lo stesso a molti scrittori alle prese col primo romanzo: partono sparati, si accendono di entusiasmo, e piano piano perdono lo slancio e i punti di riferimento, cominciano a sbandare fino a essere costretti alla resa. Fu lo stesso per me, molti anni fa, ma dall'esperienza negativa nacque il nucleo dell'"Estate sta finendo". Il romanzo e la maratona, ora lo so, richiedono migliore programmazione iniziale, progressione costante, capacità di superare i momenti di crisi. Altrimenti, a un certo punto, l'idea di muovere un altro passo o scrivere un'altra riga ti ribalta lo stomaco. Curiosamente, mi trovo ora intorno al chilometro 37 del mio nuovo giallo. Li avevo visti crescere insieme, i due sogni del 2011, e avevo alternato non senza fatica le sessioni di allenamento e quelle di scrittura. Ora, dalla maratona fallita conto di prendere lo slancio per concludere il libro. Sono al chilometro 37, dicevo, ma la voglia di andare avanti è tanta, lo stomaco regge, la testa è (spero) lucida. E un po' più di esperienza, in questo campo, ce l'ho...
 
Antiquario, dove sei?
sabato 24 settembre 2011
Mi vergogno un po’ a fare l’Enzo Tortora della situazione, ma come a “Portobello” devo lanciare un appello stile “Dove sei?” all’antiquario genovese che l’anno scorso venne a trovarmi al Secolo XIX, raccontandomi una storia molto interessante su un antico ritratto che vorrei utilizzare nel mio prossimo libro. Purtroppo, disordinato come sono, ho perso il numero di telefono che mi aveva lasciato, e non ricordo assolutamente il suo nome. Se per caso legge queste righe, lo prego di ricontattarmi al giornale. 
 
In ricordo di Nini
giovedì 22 settembre 2011
Se n’è andato a 72 anni Nini Paglieri, a lungo al vertice della Paglieri Profumi di Alessandria e poi capace di lanciare la Paglieri Sell System, che distribuisce nei supermercati cosmetici in minidosi, prodotti per la cura della persona, accessori per le calzature. Insomma tutte quelle cosette utili che trovate nei classificatori a un passo dalle casse. Nini era un uomo d’altri tempi, generoso e capace di agire non solo in base ai numeri, ma seguendo i moti del cuore. Al funerale è stato commovente il ritratto che ne hanno fatto gli operai della fabbrica, con lacrime sincere: quello che hanno conosciuto non era un padrone, ma un vero imprenditore che amava innovare e a volte rischiare, che sceglieva i dipendenti uno per uno e conosceva loro e le loro famiglie. Rigoroso per puntualità e serietà, pronto a complimentarsi ma anche a rimproverare, era capace di dare a tutti una gratifica di fine anno contro il parere del capo del personale e dei dirigenti, dicendo “lasciatemi fare questo bieco atto di paternalismo”. In chiesa, alla chiusura di questo ricordo, è scattato un applauso spontaneo e lunghissimo, e anche se non amo gli applausi ai funerali devo dire che quello non era assolutamente fuori luogo. I suoi figli Laura e Luca, con il cugino Marco, proseguono da anni il lavoro di Nini. Io, che lo vedevo forse una volta all’anno, ricordo con affetto i pranzi di inizio novembre con la moglie Luisella e tutti gli altri parenti, una tradizione capace di resistere al passare degli anni e delle generazioni. Dal capostipite Giovannino, guardiano di mucche nel 1500, agli ultimi nati degli Anni Duemila, i tanti rami della famiglia Paglieri possono essere orgogliosi del lavoro fatto.
 
Lose for Life
martedì 20 settembre 2011
A volte mi domando se davvero tutti gli allenatori di calcio fanno il loro lavoro con passione ed entusiasmo. E se davvero tutti sono così disperati all’idea di restare fermi un anno, con la garanzia di ricevere magari due o tre milioni di euro per guardare la tv e commentare le partite su Sky. Perciò a volte mi immagino che qualcuno si sia francamente rotto le scatole dei presidenti dittatori, dei calciatori viziati, delle domande dei giornalisti e di molto altro ancora. E decida machiavellicamente di giocare a una sorta di “Lose for Life”. Nel “Win for Life”, come sapete, chi pesca il jolly becca subito una bella cifra, più un mensile di tutto rispetto per tutta la vita. Al contrario, un allenatore ormai stanco di tante battaglie può anche strappare l’ultimo ricco biennale, decidere che a casa si sta meglio che al campo di allenamento, e fare scelte autolesioniste per le prime 3-4 partite. Più che sufficienti a farlo cacciare, con stipendio assicurato e/o generosa buonuscita. Pensieri da pazzi, forse. O da pazzini.
 
Aperitivo a Camogli
venerdì 29 luglio 2011
Giovedì prossimo 4 agosto, alle 18.30, sarò all'inaugurazione ufficiale della libreria L'Ultima Spiaggia sulla passeggiata di Camogli (bellissima!) per incontrare gli amici lettori, firmare le copie della "Cacciatrice di teste", chiacchierare e goderci insieme il tramonto in uno dei posti più belli del mondo. Vi racconterò anche cosa sta combinando il commissario Marco Luciani, alle prese col piccolo Alessandro. Non mancheranno vino bianco bello fresco e focaccia anche se il mio anoressico commissario, naturalmente, non ne mangerà ;-)
 
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