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Ca(l)ciatori di teste
martedė 02 marzo 2010
Mamma mia, non aggiorno il mio sito da una vita ed è giusto che vi spieghi il perché. Dai primi di febbraio ho in parte cambiato lavoro, nel senso che sono sempre al “Secolo XIX” ma sono passato alle pagine sportive. Sono contentissimo ma per me è un mondo in parte nuovo, mi serve una fase di adattamento. Senza contare che fare tutti i giorni otto pagine (e qualcuna di più quando giocano Sampdoria e Genoa) non è una passeggiata. Tempo per cazzeggiare qui sopra (o su facebook, ormai praticamente abbandonato) ne resta poco. Anche la stesura del mio futuro libro si è fermata, ma a giugno troverete in libreria il nuovo giallo di Marco Luciani, edito da Piemme, che sono riuscito a completare prima del trasferimento. Vi svelo in anteprima il titolo: “La cacciatrice di teste”. A proposito: c’è un cacciatore di teste che vuole offrirmi un lavoro con lo stesso stipendio, sotto casa, ma part time? ;-)
 
Non sparate agli sciacalli
martedė 19 gennaio 2010
Il terremoto ad Haiti ha mostrato immagini drammatiche. Ma in mezzo a tanta morte e distruzione, quello che mi ha colpito di più sono le foto degli "sciacalli" uccisi dalla polizia. Si continua a parlare di saccheggi, di gente che va a"rubare" la roba nei supermercati, ma io mi domando: ci sono milioni di persone col culo per terra, senza niente da bere né da mangiare, e ci sono tonnellate di cibo seppellite tra le macerie di negozi crollati. Perché uno non può andarsele a prendere? Perché deve aspettare che attraversino l'oceano i sacchi di riso inviati dalle onlus? Che poi, come sempre, restano a marcire sulla pista dell'aeroporto visto che nessuno riesce a portarli a chi ne ha bisogno. Sciacalli, sciacalli, sciacalli. Facile riempirsi la bocca di disprezzo, quando si è già riempita di pastasciutta. In casi di emergenza come questi, tutti dovrebbero poter prendere tutto (intendo viveri, non certo oro o televisori) e poi i proprietari dei negozi saranno semmai riborsati con la roba spedita dagli altri Paesi. Invece leggo di farmacie che non sono danneggiate ma restano sprangate per non essere prese d'assalto. E se invece degli sciacalli si linciassero i proprietari?
 
Male non fare, paura non avere
venerdė 08 gennaio 2010

<Non abbiate paura>, diceva Giovanni Paolo II ed è una frase che mi torna in mente spesso. Viviamo condizionati dalla paura e dagli allarmi continui, e lo scopo lo spiegava anni fa il cantante Marilyn Manson in un’intervista a Michael Moore. Anche quella la rievoco spesso, mi fa sorridere che il Papa e un mezzo “Satana” siano d’accordo su questo punto. I governi ci spaventano per controllarci meglio e per spingerci a consumare, ad acquistare cose di cui non abbiamo bisogno. Il penultimo esempio sono i vaccini contro l’influenza A, una bufala clamorosa che ci costerà milioni di euro. In Italia naturalmente siamo andati dietro come pecore agli imput delle case farmaceutiche; non c’è pericolo che qui un ministro faccia come il ministro della Sanità polacco Eva Kopacz, bravissima, che ha denunciato la megatruffa e rifiutato di acquistare i vaccini. L’ultimo esempio invece sono i body scanner che il nostro governo correrà ad acquistare a caro prezzo, macchine inutili e forse, come il vaccino, addirittura pericolose. Renderanno la vita più complicata a tutti noi e magari anche a qualche potenziale terrorista, ma serviranno solo a spostare il problema. Se il prossimo kamikaze deciderà di farsi saltare in aria su un treno o su un autobus cosa faremo, metteremo i body scanner nelle stazioni e alle fermate? La paura ci rende più poveri e più schiavi e rende qualcun altro più ricco e più potente. Non abbiate paura.

 
L'invidia degli dei
martedė 29 dicembre 2009
La felicità è cosa rara ed è consigliabile viverla con una certa prudenza, sottotraccia, senza vantarsene. Altrimenti si rischia di incappare nello fzonos ton theòn, l’invidia degli dei. Al liceo ce ne parlavano spesso e mi è tornata in mente oggi, leggendo sul Daily Mail quanto accaduto a Ben Southall, il superfortunato inglese che si era aggiudicato “il lavoro più bello del mondo”: guardiano dell’isola di Hamilton, sulla barriera corallina australiana, con uno stipendio di 70 mila sterline per sei mesi e l’unica incombenza di osservare il passaggio delle balene, dar da mangiare alle tartarughe e tenere aggiornato il blog sulla sua esperienza. La trovata del ministero del Turismo, quella di mettere on line l’offerta di lavoro, era stata geniale: enorme pubblicità gratuita e 35 mila candidati, tra i quali era stato scelto proprio Ben. Nei giorni scorsi, però, il 34enne inglese ha conosciuto l’invidia degli dei (o il rito voodoo degli sconfitti): mentre faceva un giro sulla moto d’acqua è stato punto da una piccola medusa velenosissima, la irukandji, e per poco non ci ha lasciato la pelle. Ci ha così ricordato che anche in Paradiso bisogna stare attenti al morso del Serpente. Mi resta peraltro un piccolo dubbio: che Ben, il cui contratto sta per scadere, abbia cercato di spaventare il suo successore e restare ancora un po’ con le sue amiche tartarughe. 
 
Spingitori di talebani
giovedė 26 novembre 2009
Ogni giorno leggiamo dell'estrema necessità di mandare in Afghanistan dei soldati che possano "addestrare" gli afghani. La formula è ormai presa per buona ma io mi domando: è davvero necessario addestrare gente che è in guerra costante da almeno trent'anni, e che fin da piccola cresce con il kalashnikov in mano? I casi sono due: o i nostri addestrano i pochi afghani che non sanno usare un'arma, e non mi sembra una grande idea. Oppure la storia dell'addestramento è una solenne balla e quello che stiamo facendo è "arruolare" le bande di talebani "moderati" facendole combattere per conto del governo. Se un ribelle guadagna 100 dollari al mese per piazzare mine a bordo strada, gli Stati Uniti gliene offrono 300 per passare dalla loro parte. Gli afghani ci guadagnano, e gli Stati Uniti pure, perché un soldato Made in Usa gliene costa minimo 3.000. Ma nessuno può garantire che una volta intascato il denaro, gli afghani combattano dalla parte giusta. Forse gli "addestratori" servono proprio a quello, come i Reali Carabinieri che spingevano i soldati di leva fuori dalle trincee per mandarli all'assalto, pronti a sparare su chi tornava indietro.  
 
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