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L'estate del commissario Luciani
sabato 25 giugno 2016

Molti lettori mi hanno chiesto, nel corso dell'ultimo anno, dove potevano trovare una copia cartacea di "Domenica nera" o del "Vicolo delle cause perse". Capita spesso che qualcuno legga per caso uno dei miei gialli più recenti ("L'enigma di Leonardo" o "L'ultima cena del commissario Luciani") e voglia ripartire dal primo per leggerli in ordine, cosa che mi riempie di gioia (e di diritti d'autore :-)

Purtroppo fino a oggi non potevo che rispondere che i primi due romanzi erano esauriti e in attesa di ristampa. Ma l'inverno non è passato invano: ieri, 12 luglio, i primi due romanzi sono usciti insieme, in un unico volume. TItolo: "Estate in giallo per il commissario Luciani". Un "combo" insomma, come si fa con le vecchie storie di Tex quando riappaiono in edicola o in libreria con nuovo formato e nuova copertina. State attenti naturalmente, se già possedete i volumi originali, a non pensare che si tratti di storie inedite.

Ma per la storia nuova non dovrete attendere molto: uscirà a ottobre, ambientata a Barcellona. Il tennis avrà un ruolo centrale nella vicenda. E' la sesta puntata, e ogni volta che ci penso mi sembra incredibile. Ho sempre creduto, a ogni storia che finivo, che sarebbe stata l'ultima. Questa volta non dico niente, per non influenzare la vostra lettura.  

 
Il carcere di Santo Stefano
martedě 02 febbraio 2016
E poi succede che, cinque anni e mezzo dopo l'uscita della "Cacciatrice di teste"  per Piemme, il governo Renzi annuncia che ristrutturerà il carcere di Santo Stefano, l'isoletta di fronte a Ventotene. Nel terzo giallo del commissario Luciani, il carcere che cade a pezzi ma resta luogo di straordinario fascino gioca un ruolo da assoluto protagonista. C'è perfino un ministro che vuole restaurarlo, pensate un po', e proprio in quel luogo, al centro del Panopticon, il commissario combatte un drammatico duello per la vita. Mentre scrivo, la foto del carcere è appesa sul muro alle mie spalle. Me l'ha regalata Fabio Masi, il libraio di Ventotene, che mi ospitò sull'isola facendomene immediatamente innamorare. Chissà se anche il mio libro, nel suo piccolo, ha contribuito a regalare un po' di attenzione a Santo Stefano. Di sicuro il contributo più grande è stato quello di Fabio, che da anni mantiene laggiù un presidio culturale preziosissimo: spaccia (e pubblica) libri, racconta storie, tiene viva la memoria. Se il carcere tornerà a vivere sarà soprattutto una sua vittoria, una vittoria di tutta Ventotene. Applausi. 
 
Masterchef e il dolce stil novo
sabato 16 gennaio 2016

Non ho fatto in tempo a “battezzare” Beatrice come la mia preferita tra le concorrenti di Masterchef, che subito i giudici l’hanno fatta fuori senza un perché. O meglio, forse un perché c’è: era una delle poche carine, decenti, educate in mezzo a un covo di vipere sempre pronte a mordersi e sputare veleno. Donzella da dolce stil novo, Beatrice tanto gentile e tanto onesta pareva che non faceva spettacolo, come Valentina o come la timida Viola, altre eliminate precoci della scorsa edizione. “Masterchef non è per fragili”, dice Cracco, e infatti a volte l’impressione è che la gente venga eliminata più per questioni caratteriali che non per i piatti. Alice e e Luigi avevano cucinato peggio di Beatrice, secondo quanto detto dagli stessi giudici. L’eliminazione delle due biondine (meritatissima quella di Alice) riporta in parità la sfida maschi-femmine, ora 7-7, anche se le donne restano più forti.


La Mister Magoo di quest’anno, invece, degna erede della hostess Arianna giunta quinta l'anno scorso salvandosi sempre per pure botte di paniere, è la farmacista Marzia. Miracolata dal tiramisù (è una delle poche a saper fare i dolci, in questo caso stil vecchio) potrebbe cavarsela anche nella prossima puntata dove arriverà quel simpaticone di Iginio Massari. Meno male che ci sarà anche Valentino Rossi, a compensare.


Nel borsino dei favoriti crolla Maradona (ma era confuso e infelice causa influenza); risale il filosofo Giovanni col solito piatto che lo tagli ed esce l’uovo liquido, una roba che non mangerei neanche sotto tortura; sale alle stelle il pingue Dario, che è l’altro per cui faccio il tifo. Devo dire che il suo risotto ai gamberi e mojito non è il tipo di piatto che preferisco, mi sembra una roba molto Anni Ottanta: periodo straordinario per l’economia, la musica, i Los Angeles Lakers e tante altre cosette, ma non certo per la cucina. Tra le donne bene Rubina, meno antipatica del solito, la sindacalista Lucia e la mammina Erica. Di Alida mi chiedo se hanno tagliato e mandato in onda solo le frasi da stronza che ha detto, o se lei è così e basta (opto per la seconda ipotesi). Sylvie è una magnifica e raffinata tartare, insomma carne morta in vista della prossima eliminazione.

Quanto a Cannavacciuolo, che continuo a ritenere inutile, ci ha regalato una "perla" notevole scegliendo la "pizza di spaghetti" (pasta avanzata ripassata in padella con le uova) come piatto forte di un "picnic chic". Altro che mappazzone, questa è Mappatella Beach.

 
Ma č Masterchef o Le Iene?
martedě 12 gennaio 2016

Il filo conduttore della Quinta edizione di Masterchef mi sembra quello dell’antipatia. Mentre negli anni scorsi trovavo subito uno o più concorrenti per i quali tifare, questa volta faccio davvero fatica a “battezzare” un nuovo masterchef che unisca qualità culinaria e umane. Mi pare evidente che le donne siano molto più preparate dei maschi, e forse, dopo tre vincitori uomini su quattro, non è un caso. Il problema è che queste concorrenti mi sembrano delle vere iene: Rubina è molto (troppo) consapevole della sua bravura, la mammina single Erica l’ho già vista godere delle disgrazie altrui, e non mi è piaciuta; la sindacalista Lucia col suo sopracciglio sempre inarcato potrebbe essere una nuova Tiziana Stefanelli, ma non pare alla sua altezza tra le pentole; l’algida Alida è la più insopportabile: frigna per un’ora come una bambina di tre anni, e poi sputa veleno sugli altri concorrenti con inaudita cattiveria. Mi era antipatica pure Sabina, sempre con quella smorfia schifata sulla faccia: Cracco, forte coi forti e debole coi deboli, l’ha selezionata per fare un beau geste ma era evidente che lei non sapeva da che parte cominciare. Restano quindi Laura, che aldilà della buffa parlata da Daffy Duck dà l’impressione di essere preparata e sensata, la francese “puzza-sotto-il-naso” Sylvie, e l’altra bionda Alice che, per restare in tema, non mi sembra né carne né pesce. Ecco, tra le donne una simpatica c’è, la farmacista Marzia, perché è l’unica che si mette in gioco con autoironia, ma temo che non durerà molto. Dunque al momento tifo per Beatrice, altra bionda caruccia, timida e apparentemente normale.


E i maschi? Niente di clamoroso. Il filosofo Giovanni andrebbe cacciato a prescindere, e il cameriere Mattia è un altro che, per avere 21 anni, ha la presunzione di un Premio Nobel di 90. Luigi e Andrea li hanno messi lì per l’estetica, e va bene, ma non ricordo loro piatti indimenticabili.  Lorenzo il macellaio non sa nemmeno cucinare la carne, ed è destinato a precoce eliminazione. Restano il pingue Dario, che mette allegria solo a guardarlo e per il quale tiferò (non a lungo, temo), e Maradona, che al momento sembra il favorito per arrivare in fondo. In questi tempi di scontro delle civiltà, far vincere un arabo sarebbe una grande mossa per Cracco e compagni, sempre attenti agli indici di ascolto. Dimostrerebbe  che la cucina parla un linguaggio universale e che il buonismo non è ancora stato del tutto seppellito.


Quanto al resto, direi che la presenza di Cannavacciuolo è del tutto inutile. Ma probabilmente, dopo un emiliano, un veneto e un americano, serviva un rappresentante del Sud Italia. E un nome nuovo su cui puntare l’attenzione, per far dimenticare le polemiche dell’anno scorso.

 
Massini, un corso di corsa
lunedě 11 gennaio 2016
Il mio 2015 da podista si è chiuso come meglio non poteva. Ho corso poche gare, solo quattro, ma sono riuscito a centrare i miei personal best su 10.000, mezza maratona e maratona. La quarta gara l'ho fatta con mia moglie Marta, fianco a fianco, per festeggiare con 21 km i 21 anni della nostra storia insieme. Proprio grazie a Marta ho cominciato il nuovo anno con il passo giusto: per i miei 50 anni, lo scorso settembre, mi aveva regalato un "corso di corsa" con Fulvio Massini, grande allenatore diventato un guru per migliaia di podisti. Il corso l'ho fatto a Firenze dal 3 al 6 gennaio ed è stata una bellissima esperienza. Molti pensano che correre sia un gesto naturale, e in effetti lo è, ma la tecnica di corsa si può e si deve perfezionare come quella di qualunque altro sport. I consigli che ho ricevuto saranno preziosi, ed è stato impressionante vedere Fulvio correre: dà l'impressione di un treno sui binari, perfetto, costante, capace di ottimizzare ogni gesto per non sprecare energie e ottenere il massimo rendimento. Pur essendo un'enciclopedia della corsa, mi è sembrato una persona umile e sempre disposta a imparare e aggiornarsi. Il suo corso comprende esami fisici, riprese video che aiutano a correggere gli errori, consigli sull'allenamento e sull'alimentazione, test di Conconi, uscite in strada per ammirare il centro di Firenze o le sue colline. Ma so che fa corsi anche in montagna e al mare, abbinando sport, divertimento e vacanza. Il messaggio più importante, alla fine, è che dobbiamo "correre per stare bene" fisicamente e psicologicamente, approcciando la corsa con la giusta misura, senza diventare maniaci né schiavi. Ed è con questo spirito che guardo al 2016, a cominciare dalla Maratona di Barcellona di metà marzo. 
 
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